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Scritto da Devana
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Ho letto l’interessante articolo su Caral nel numero di aprile di Hera e ho deciso di riportare la mia esperienza a Caral, dove mi recai nel 2007 quando quasi nessuno conosceva questo sito. Di seguito un estratto dal mio libro “La via degli immortali” in cui ho raccontato il viaggio alla ricerca dei siti di piramidi legati alla sequenza di Fibonacci. «Tornando all’hostal chiesi alla reception una copia del giornale e lessi di Caral: “Continuano gli scavi nella valle del Supe, nel deserto centro settentrionale. Scoperti altri resti di piramidi molto antiche. Si tratta, probabilmente del più antico sito rituale del Perù, risalente a oltre 5.000 prima di Cristo. L’area totale si estende su 13.000 ettari e comprende 18 siti cerimoniali tra cui Caral dove, al momento, gli archeologi stanno ancora scavando. Gli altri siti non sono ancora stati riesumati…” |
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Scritto da Ezio Albrile
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Zarathushtra è il nome del fondatore della religione mazdea, cioè la religione del sommo dio Ahura Mazda, letteralmente “Signore” (ahura) “Saggio” (mazda), o zoroastriana (dalla forma grecizzata del nome del fondatore: Zôroastrês, da cui il nostro Zoroastro). Il nome è d’incerta etimologia: un termine composto con ushtra “cammello”, forse dal significato di “conducente di cammelli”. La tradizione zoroastriana ascrive a Zoroastro la composizione di cinque “canti”, in avestico gâthâ, corrispondenti a diciassette dei settantadue “capitoli” (hâti) della sezione dell’Avesta chiamata yasna, “venerazione”, “sacrificio”. Le Gâthâ sono il nucleo più santo e venerato dell’intero Avesta, il più antico scritto zoroastriano. Esse differiscono dalla maggior parte dei testi della raccolta avestica per la lingua e per lo stile complesso e peculiare di una tradizione indoiranica molto vicina alla scrittura dei Veda, i più antichi libri sacri dell’India. |
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Scritto da Cinzia Elena Defendenti
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Sin dall’inizio dei tempi, l’umanità conosce la danza. I nostri antenati hanno danzato per celebrare il raccolto e la luna piena, per accogliere nuovi arrivati, per guarire, per omaggiare i riti di passaggio delle stagioni umane, per innalzare i cuori al Divino e per ringraziare. Da sempre, la danza ha funzione di collegamento tra i mondi. Talvolta, danzando può accadere di ricevere importanti comprensioni, rivelazioni e addirittura visioni del futuro o del passato. Si danza per rinnovarsi, per ricrearsi e per il piacere stesso del movimento che rilassa e illumina il Sé. La danza è un antico rituale che conduce alle radici dell’Essere, una pratica di autoguarigione a beneficio dell’umanità intera. |
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